Il 26 ottobre 2026 il Tribunale cantonale di San Gallo ha condannato Juri Garawski, ex membro dell’unità speciale bielorussa SOBR, a una pena detentiva di due anni con la sospensione condizionale per la sparizione forzata di Anatoli Krasowski. Viene così annullata in parte l’assoluzione integrale del 2023. Nei casi di altri due oppositori scomparsi resta invece l’assoluzione. Contro la decisione è possibile ricorrere al Tribunale federale. [1][7]

Il caso collega la Svizzera orientale a un capitolo oscuro della storia bielorussa. Mostra inoltre quanto precisamente un tribunale penale debba distinguere tra il coinvolgimento nei fatti, ciò che si può dimostrare che l’imputato sapesse e i limiti di una procedura d’appello.

Tre uomini scompaiono nel 1999

Al centro del caso vi sono l’ex ministro dell’Interno Juri Sacharenko, il politico dell’opposizione ed ex vice primo ministro Wiktor Gontschar e l’imprenditore Anatoli Krasowski. Scomparvero nel 1999 in Bielorussia. Garawski, indicato nelle fonti internazionali soprattutto come Yuri Harauski, descrisse in seguito la propria partecipazione a operazioni della SOBR durante le quali gli uomini sarebbero stati rapiti e uccisi. [3]

Nel 2019 rese pubbliche le sue dichiarazioni alla Deutsche Welle. Dopo che era stata accertata la sua presenza nel Cantone di San Gallo, nel 2021 familiari di due vittime e le organizzazioni per i diritti umani TRIAL International, FIDH e Viasna presentarono denunce penali. La Procura promosse l’accusa nel 2022. Il Tribunale circondariale di Rorschach assolse Garawski il 28 settembre 2023: secondo la prima istanza, la sua partecipazione individuale non era stata dimostrata in misura sufficiente. I familiari proseguirono la procedura presentando appello. [3][4]

Perché ci sono una condanna e due assoluzioni

Il tribunale d’appello valuta le dichiarazioni di Garawski diversamente dalla prima istanza. Secondo le attuali cronache giudiziarie, a convincere sono state soprattutto le sue dichiarazioni dettagliate durante l’inchiesta. Per la sparizione di Krasowski il tribunale ha ritenuto dimostrate sia la sua partecipazione sia la sua conoscenza dello svolgimento violento dei fatti. [7]

Nel caso Sacharenko è invece rimasta l’assoluzione. Secondo la SRF, il tribunale ha ritenuto che durante questa prima operazione Garawski, allora alle prime armi, si aspettasse ancora un’azione intimidatoria seguita dal rilascio. Nell’operazione successiva, in ragione dell’esperienza precedente, non poteva più invocare una simile mancata conoscenza. È questa la motivazione riportata per la diversa valutazione dei due casi. [2]

Per Gontschar l’ostacolo riguardava il diritto processuale: secondo TRIAL International, i familiari delle altre vittime costituitisi accusatori privati non avevano la qualità di congiunti di Gontschar e quindi non erano legittimati a proseguire questa parte del procedimento. La Procura aveva ritirato il proprio appello. L’assoluzione di prima istanza è pertanto rimasta confermata. [3][4]

Perché la pena è sospesa condizionalmente

Secondo la SRF, nella commisurazione della pena il Tribunale cantonale è inizialmente partito da otto anni di detenzione. Ha però tenuto ampiamente conto, a favore di Garawski, della sua confessione completa e della sua collaborazione. È stato menzionato anche il suo incontro personale di chiarimento con una familiare di una vittima. Il risultato è una pena detentiva di due anni con esecuzione sospesa. Gli otto anni costituivano un punto di partenza per questa commisurazione; in precedenza non gli era stata inflitta una pena di tale durata. [2]

Le organizzazioni per i diritti umani coinvolte salutano la decisione come la prima condanna all’estero di un membro dell’apparato di sicurezza bielorusso per crimini legati alla repressione sotto Alexander Lukashenko. Per la figlia di Krasowski, la condanna rappresenta, dopo 27 anni, un primo riconoscimento giudiziario della responsabilità di una delle persone coinvolte. [1]

Che cosa significa «sparizione forzata»

La sparizione forzata costituisce una particolare violazione della protezione offerta dal diritto. Una persona viene privata della libertà da organi statali o con il consenso dello Stato. In seguito la privazione della libertà viene occultata, oppure vengono nascoste o rifiutate informazioni sul luogo in cui si trova la persona. Le vittime sono così sottratte alla protezione della legge; i loro familiari restano nell’incertezza sulla loro sorte. È in questi termini che il Dipartimento federale degli affari esteri illustra il nucleo della convenzione delle Nazioni Unite. [5]

La Svizzera ha ratificato la convenzione il 2 dicembre 2016. Dal 1° gennaio 2017 essa è in vigore per la Svizzera; contemporaneamente è stata introdotta la fattispecie autonoma prevista all’articolo 185bis del Codice penale. La condanna di Garawski riguarda questa fattispecie. Non è stata quindi pronunciata una condanna per assassinio. [1][5][6]

Perché è competente un tribunale svizzero

L’articolo 185bis capoverso 2 comprende anche i reati commessi all’estero quando l’autore si trova in Svizzera e non viene estradato. Non occorre né che i fatti siano avvenuti in Svizzera né che le vittime abbiano la cittadinanza svizzera. Questo principio della giurisdizione universale consente il perseguimento penale oltre i confini nazionali. Per la fattispecie autonoma sono competenti le autorità penali cantonali; la presenza di Garawski ha portato il caso a San Gallo. [4][6]

Il fatto che i rapimenti risalgano a 27 anni fa non risolve automaticamente la questione giuridica. La sparizione forzata può essere trattata come un reato permanente. Il rapporto statale della Svizzera spiega che la prescrizione inizia a decorrere solo quando cessa la situazione illecita. Secondo le organizzazioni coinvolte, già la prima istanza aveva riconosciuto il carattere permanente del reato nel caso Garawski. [4][6]

Un passo verso l’accertamento delle responsabilità

La decisione riguarda la responsabilità penale personale di Garawski. Non è una sentenza penale contro Lukashenko o contro tutti i presunti mandanti. Le organizzazioni per i diritti umani sperano però che gli accertamenti consentano ulteriori indagini sui responsabili. [1]

Per la Svizzera, il procedimento rende visibile il significato concreto dell’obbligo di perseguire le gravi violazioni dei diritti umani: anche gli atti di un apparato di sicurezza straniero possono arrivare davanti ai tribunali svizzeri. La condanna in questo caso non è tuttavia ancora definitiva.

Situazione al 27 ottobre 2026. La sentenza non è ancora passata in giudicato. L’articolo si basa sui comunicati delle organizzazioni coinvolte, sulle attuali cronache giudiziarie e sulle spiegazioni ufficiali svizzere relative alla fattispecie penale.