OPINIONE E ANALISI | 19 ottobre 2026

I disordini avvenuti in Francia il 17 ottobre offrono un motivo attuale per riflettere sullo Stato di diritto e sulla sicurezza. Non sono però la prova di un’unica spiegazione politica. Secondo il ministro francese dell’Interno, circa 550 000 persone hanno partecipato a 110 cortei; il sindacato CGT ha parlato di 800 000. Reuters ha riferito di 1 200 arresti, mentre l’Associated Press ne ha indicati circa 400 nello stesso giorno. Le differenze dipendono dal momento e dalla fonte. Un fatto è chiaro: la maggioranza ha manifestato pacificamente, mentre gruppi violenti hanno attaccato edifici, saccheggiato negozi e appiccato incendi. Il 19 ottobre Reuters ha inoltre riferito di coprifuoco locali e di un esame annunciato su possibili lacune dell’intelligence e della preparazione della polizia. [1][2][3]

Francia: proteggere la protesta, contenere la violenza

Il diritto di riunione pacifica è al centro di un ordinamento libero. Non può diventare una giustificazione per aggredire persone, negozi o istituzioni pubbliche. Saccheggi, incendi e violenze sono reati, qualunque sia lo slogan invocato. Anche lo Stato deve però esercitare il potere in modo proporzionato. Le lesioni riportate dall’AP e l’esame di alcuni interventi ricordano che anche le forze di sicurezza devono rendere conto delle proprie azioni. Uno Stato di diritto protegge le libertà e persegue i reati con procedure verificabili.

Le cause della rabbia non devono essere ignorate. Il costo della vita, i prezzi dell’energia, le condizioni delle scuole, i servizi pubblici sovraccarichi e la sfiducia nelle decisioni politiche possono spiegare una mobilitazione. Non giustificano la violenza. Un governo deve riconoscere presto le tensioni, spiegare le proprie scelte e misurarne i risultati. Lo stesso vale per migrazione e integrazione: procedure, apprendimento linguistico, accesso al lavoro ed esecuzione delle decisioni giudiziarie devono essere valutati con dati. Attribuire collettivamente la colpa in base all’origine o alla religione non è né conforme allo Stato di diritto né solido sul piano analitico.

Russia: le vulnerabilità dell’Europa

L’Unione europea descrive le minacce ibride come una combinazione di cyberattacchi, sabotaggi, manipolazione dell’informazione, ingerenze elettorali e pressioni economiche. Nelle conclusioni del 16 marzo 2026 il Consiglio dell’UE ha condannato esplicitamente le campagne russe e legate alla Russia. Il 24 settembre ha sanzionato, tra gli altri, Xenia Fedorova, già dirigente di RT France, per attività di manipolazione delle informazioni. Sono valutazioni ufficiali e misure giuridiche dell’UE, non la prova che ogni manifestazione sia diretta da Mosca. La distinzione è essenziale: la Russia può sfruttare tensioni esistenti senza averne creato tutte le cause. [4][5]

L’Ucraina mostra il costo degli errori strategici. L’annessione della Crimea nel 2014, la guerra nel Donbas e l’invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022 erano segnali d’allarme. Le debolezze istituzionali di altri Stati possono spiegare alcune decisioni, ma non scusano l’aggressore. La responsabilità della guerra di aggressione ricade sulla Russia. Per l’Europa la lezione è prendere sul serio gli avvertimenti, ridurre le dipendenze e rafforzare la resilienza.

La Svizzera: la stabilità non è automatica

Il 18 settembre 2026 il Consiglio federale ha adottato la Strategia di politica di sicurezza 2026. Il documento cita la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, le minacce ibride e le dipendenze critiche come sfide e fissa dieci obiettivi con 46 misure. Le priorità sono la resilienza, migliori capacità di resistenza e protezione e il rafforzamento delle capacità di difesa. L’attuazione è iniziata; la sua efficacia dovrà però essere verificata attraverso responsabilità chiare, risorse e risultati misurabili. [6][7]

La neutralità svizzera non protegge da spionaggio, cyberattacchi, disinformazione o pressioni economiche. Non richiede neppure una logica di sicurezza che metta sotto sospetto la critica legittima. Una cultura democratica della sicurezza deve rafforzare tribunali, libertà dei media, protezione dei dati e controllo parlamentare.

Dagli eventi attuali emergono cinque compiti concreti: proteggere insieme la protesta pacifica e l’ordine pubblico; condurre una politica d’integrazione verificabile senza colpe collettive; seguire in modo permanente i rischi ibridi e ridurre le dipendenze critiche; preparare procedure di crisi e informazioni affidabili; cooperare con i partner senza esternalizzare le proprie capacità.

I disordini francesi non dimostrano che l’Europa abbia «fallito». Mostrano quanto rapidamente tensioni sociali, polarizzazione e uno Stato percepito come debole possano erodere la fiducia. La Russia cerca di sfruttare queste fratture, ma non ogni conflitto è per questo telecomandato dall’esterno. La lezione svizzera non deve essere né il panico né l’autocompiacimento: uno Stato resta libero quando le sue istituzioni funzionano, la violenza è contenuta, la critica è possibile e la sicurezza viene preparata in tempo. Lo Stato di diritto è più forte quando vale allo stesso modo per autorità e manifestanti.

Fonti: Reuters (17 e 19 ottobre 2026), Associated Press (17 ottobre 2026), Consiglio dell’UE (16 marzo e 24 settembre 2026), Consiglio federale svizzero e SEPOS (18 settembre 2026). L’immagine è un’illustrazione simbolica generata con IA.